Libro "L'innaffiatore del cervello di Passannante "
euro 10 (spese spedizione comprese)


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DVD "Contadini del Sud"
euro 12 (spese spedizione comprese).

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DVD "Storie di Scorie"
euro 12 (spese spedizione comprese)

Spettacoli

EDIPO RE

Nedipo reUOVA PRODUZIONE

Scheda Artistica

EDIPO RE
da Sofocle a Pasolini

di Ulderico Pesce
con
Maria Letizia Gorga  Maximilian Nisi  Ulderico Pesce

consulenza artistica
Anatolij Vasil’ev

Musiche tradizionali dei popoli Arberesh stanziati in Basilicata e Calabria,
canti Grecanici del salento e della tradizione pastorale lucana

LA STORIA NARRATA

Giocasta e Laio generano un bambino nonostante l’oracolo di Delfi gli abbia detto: “Se avrete un figlio, ucciderà il padre e farà l’amore con la madre”. Impauriti prendono il nuovo nato, gli legano i piedini ad un bastone, come se fosse un capretto, e lo consegnano ad un pastore fedele che dovrà ucciderlo sulla montagna.

I piedini del bambino sono molto gonfi per via delle strette della corda ecco perché il pastore, per pietà, non lo uccide, e lo chiama Edipo, che in greco antico significa “piedi gonfi”.

Edipo gioca con gli antichi campanacci delle vacche che il pastore usa per la transumanza, cresce e diventa grande. Ad un incrocio, senza saperlo, ammazzerà suo padre, in seguito, si accoppierà con sua madre.

 

 

Storie di scorie: il pericolo nucleare in Italia

Storie ScorieScheda Artistica

di e con Ulderico Pesce

Spettacolo vincitore dei seguenti premi: PREMIO FRANCO ENRIQUEZ 2008 per un teatro e una comunicazione d’impegno civile; PREMIO CALANDRA 2008; PREMIO NAZIONALE LEGAMBIENTE 2005;

 “Storie di Scorie” vuole ricostruire prevalentemente l’avvento dell’industria nucleare italiana, il pericolo che ancora oggi rappresenta e le modalità tecniche del funzionamento di una centrale atomica.
Il testo racconta la vita di Nicola, figlio di un contadino del Metapontino, in provincia di Matera, che per tutta la vita ha lavorato la terra. Il figlio Nicola, invece, lavora come addetto alle pulizie nel deposito nucleare della Trisaia di Rotondella, a due passi dalla masseria di famiglia dove, negli anni ’60, arrivarono 84 barre di uranio radioattivo provenienti dagli USA delle quali, 64 sono ancora conservate nel deposito lucano, altre riprocessate, altre ancora sono stoccate nel deposito nucleare della Casaccia a 25 chilometri a nord-est di Roma. Nicola, avendo scoperto e denunciato incidenti ed illeciti da parte dell’Enea che gestisce il deposito, viene licenziato. Senza lavoro, dopo un periodo di disperazione, si arruola nell’Esercito italiano e viene portato nel Poligono sperimentale di Salto di Quirra in Sardegna dove, nei territori limitrofi, le malattie tumorali sono aumentate in pochi anni del 15%. Qui impara a “gestire” i proiettili all’uranio impoverito. Successivamente parte volontario per la Bosnia dove respira polvere di uranio e si ammala. Tornato cerca un nuovo lavoro e viene assunto come postino a tempo determinato a Saluggia, in provincia di Vercelli, la piccola casa che ha preso in affitto, lungo le sponde della Dora Baltea, affaccia sul deposito nucleare del luogo.
A novembre del 2003 decide di tornare in Basilicata per partecipare alla protesta contro il decreto 314 emanato dal Governo, secondo il quale a Scanzano Jonico, a due passi dall’azienda agricola del padre, dovrà nascere il deposito unico di scorie nucleari italiane.
Nicola sarà tra gli organizzatori della protesta contro il decreto e comincerà ad informare la popolazione sul pericolo del deposito nucleare della Trisaia di Rotondella dove ha lavorato per anni e nel contempo denuncerà la situazione di alto rischio in cui vivono oggi i depositi nucleari di Saluggia (VC), della Casaccia di Roma, e le ex Centrali atomiche di Latina, del Garigliano (CE), di Caorso (PC), di Trino (VC) e denuncerà infine l’elevata mortalità tra i soldati italiani che sono stati in missioni di guerra tra i quali, secondo la Direzione della Sanità Militare, si contano 2.500 ammalati e 216 morti.


Note di Ulderico Pesce: Il pericolo nucleare in Italia e il Teatro d’impegno civile

“La maggior parte degli italiani credono che il referendum del 1987 abbia bloccato il nucleare in Italia e con esso qualsivoglia tipo di pericolo. E invece non è così. E lo dimostro nello spettacolo Storie di scorie il pericolo nucleare italiano scritto con l’aiuto di giudici, fisici nucleari e indagini condotte in prima persona che hanno portato a dei video che mostro durante lo spettacolo e che attestano che il pericolo nucleare in Italia è vivo visto che abbiamo Centrali atomiche dismesse e depositi nucleari pieni di scorie radioattive per giunta custodite in maniera approssimativa e, in molti casi, senza il necessario rispetto dei vincoli di sicurezza.
Nello spettacolo parlo di vari incidenti nucleari avvenuti in questi ultimi anni di cui non ha mai parlato la stampa nazionale e dimostro che in Italia oltre i reattori nucleari dismessi ce ne sono altri attivi. Tra quelli dismessi il reattore di Caorso, in provincia di Piacenza, che comunque ha lasciato in stoccaggio 1.880 mc di rifiuti radioattivi e 1.032 elementi di barre radioattive pari a 187 tonnellate;  il reattore di Trino Vercellese in provincia di Vercelli che ha lasciato nel deposito nucleare di Saluggia, a pochi metri dalla Dora Baltea, 53 barre radioattive, 1.600 mc di scorie radioattive e circa 20 tonnellate di rifiuti liquidi radioattivi; il reattore di Latina che contiene 900 mc di scorie radioattive e quello del Garigliano, in provincia di Caserta, che contiene 2.200 mc di scorie radioattive.
Molti sono i reattori nucleari attivi sul suolo nazionale, per motivi di studio -“dicono”-, e che hanno prodotto barre radioattive, questi reattori sono in città come Milano, dove al Politecnico è in funzione il Cesnef e dove sono stoccate 2 barre radioattive; a Roma dove nell’impianto della Casaccia è ancora in funzione il reattore nucleare Triga che ha generato 147 elementi di combustibile irraggiato; a Varese dove nel Centro ISPRA è ancora attivo il reattore Esso R oltre a due laboratori in cui si lavora materiale radioattivo e due depositi dove sono stoccati 8 elementi di combustibile irraggiato e 3.000 mc di rifiuti radioattivi; a Voghera dove, l’Università di Pavia, tiene in funzione il reattore nucleare Lena e dove sono stoccate 4 barre di uranio.
Sempre in Lombardia c’è il deposito di materiale a bassa radioattività di Campoverde (Milano), e ancora il deposito “Controlsonic” (circa 1.000 mc di rifiuti radioattivi), il deposito “Crad”, attualmente in esercizio e circa 1.000 mc di rifiuti radioattivi. Il deposito “Gammatom” in provincia di Como altrettanti 1.000 mc di rifiuti radioattivi e “Protex”: impianto-deposito che contiene 1.000 mc di rifiuti a bassa radioattività. Nel deposito nucleare “Sorin” altri 1.000 mc e la stessa quantità è stoccata al centro “Cemerad” ancora in funzione. Ancora a Legnaro, in provincia di Padova abbiamo un impianto destinato alla ricerca universitaria dove sono stoccati 3.000 mc di materiale radioattivo ed alcune decine di elementi di combustibile irraggiato.
Ma non finisce qui l’elenco dei reattori nucleari ancora in funzione in Italia, a Pisa abbiamo il Cisam che produce ricerca militare, a Montecuccolino di Bologna e a Voghera in provincia di Pavia altri due reattori e ancora il deposito nucleare di Bosco Marengo (AL) con 250 mc di rifiuti radioattivi e quello di Rotondella in Basilicata dove sono stoccate 64 barre di uranio radioattivo e “custodite” circa 3 tonnellate di liquidi radioattivi in due cisterne di acciaio il cui livello di sicurezza è finito tanto che una delle due già il 14 aprile del 1994 si bucò facendo uscire il liquido radioattivo. Infine, a proposito di pericolo, non si possono non citare le armi atomiche presenti sul suolo nazionale, 40 bombe radioattive conservate a Ghedi vicino a Brescia e 50 ad Aviano nei pressi di Pordenone. Va  denunciata in chiusura l’aberrante situazione del Poligono Sperimentale del Salto di Quirra, in Sardegna, che si estende su 135 km2, dove per circa 50 anni sono state sperimentate varie armi che hanno prodotto malattie e morte. Alla luce di quanto accade a Fukushima le informazioni che divulgo nello spettacolo dal 2003, gettano una luce inquietante sul pericolo che i cittadini italiani vivono nell’indifferenza e nell’assoluta mancanza di informazioni. Su www.uldericopesce.it ho aperto una petizione popolare per bloccare tutti i reattori ancora in funzione in Italia, bonificare le aree e mettere in sicurezza tutto il materiale radioattivo presente sul suolo nazionale.”

Il DVD dello spettacolo è acquistabile su questo sito alla voce "acquista LIBRI e DVD"

 

L'innaffiatore del cervello di Passannante: L'anarchico che cercò di uccidere Umberto I di Savoia

Scheda Artistica

di e con Ulderico Pesce

Lo spettacolo ha partecipato al Festival Internazionale di Teatro di Santarcangelo di Romagna e a festivals in Cile, Argentina e Perù.

C’era una volta un paese in Basilicata che si chiamava Salvia dove era nato un uomo: Giovanni Passannante.

locandina passannateNel 1878 con un coltellino con una lama di quattro dita cercò di uccidere il re Umberto I di Savoia.
Condannato a morte la pena gli fu convertita in ergastolo mentre sua madre e i suoi fratelli furono immediatamente internati nel manicomio di Aversa.
Passannante fu rinchiuso in una torre sull’isola d’Elba in una cella senza finestre sotto il livello del mare dove fu isolato per dieci anni. Si ammalò, cominciò a cibarsi dei propri escrementi.
Anni dopo fu trasferito in un manicomio criminale dove morì nel 1910. Grazie alle teorie del Lombroso al cadavere fu tagliata la testa. Il cranio e il cervello esposti nel Museo Criminologico di Roma dove sono stati “ammirati” per quasi un secolo.

Grazie alle firme raccolte su questo sito i resti di Passannante sono stati sepolti nel suo paese natale. Quel paese si chiamava Salvia, ma fu ribattezzato “Savoia di Lucania” come ancora oggi si chiama.

Il testo è pubblicato ed è acquistabile prenotandolo su questo sito.

 

 

 

 

Asso di Monnezza: i traffici illeciti di rifiuti

Scheda Artistica

di e con Ulderico Pesce

Coprodotto da Legambiente e dal Teatro dei Filodrammatici di Milano

locandina Asso di MonnezzaAsso di Monnezza: i traffici illeciti di rifiuti in Italia, racconta i traffici illeciti dei rifiuti urbani e soprattutto di quelli industriali, che attanagliano l'Italia tanto da far dire che il vero asso nella manica è “quello di monnezza”, vale a dire che l'immondizia smaltita illegalmente offre una grande possibilità di arricchimento soprattutto alla malavita.

E’ la storia di Marietta e della sua famiglia. Marietta è nata nella periferia di Napoli, a Pianura. Il balcone della sua casa si affaccia su una discarica di “monnezza” dove da 40 anni sono state sversate tonnellate di rifiuti, tra i quali 1000 tonnellate di liquidi chimici pericolosissimi provenienti dall’Acna di Cencio. Nata in una famiglia poverissima il suo primo giocattolo l’ha trovato proprio in questa discarica: una bambolina spelacchiata che ancora conserva; ma la discarica e i suoi fumi tossici le ha portato via tutta la famiglia, i genitori e una sorella stroncati da tumori.
Rimasta sola Marietta si sposa con Nicola e va ad abitare in una masseria agricola a Giugliano, alle porte di Napoli, dove presto arriverà un’altra discarica: dove arriva Marietta arrivano le discariche.
Marietta è marchiata dalla “monnezza” pertanto la odia ma, dopo un viaggio fatto a casa della sorella Marisa, nel quartiere Colli Aniene di Roma, dove si fa la raccolta differenziata porta a porta, e dove i rifiuti vengono riciclati, cambia vita. Torna a Giugliano, che come sempre è sommersa dai rifiuti e cerca, invano, di convincere le autorità a praticare gli stessi metodi scoperti nel quartiere di Roma. Nulla potendo comincia a praticare la raccolta differenziata porta a porta in assoluta autonomia e grazie all’aiuto dei figli Antonio e Vincenzo.
Se Marietta e i figli raccolgono l’immondizia il marito Nicola e l’altro figlio Cristian la “nascondono”, nel senso che sono due malavitosi che smaltiscono, in cambio di molti quattrini, rifiuti industriali pericolosissimi provenienti dal Nord che loro gettano nel mare, nei fiumi, in discariche o direttamente sulla terra agricola.
Il conflitto tra Marietta e il marito Nicola diventa il conflitto tra due modi di concepire l'ambiente la legalità e la vita in genere.

 

FIATo sul collo: i 21 giorni di lotta degli operai della Fiat di Melfi

Scheda Artistica

di e con Ulderico Pesce
indagini sonore Tetes de Bois

Testo vincitore del Premio Marisa Fabbri sez. del Premio Riccione Teatro 2005

locandina Fiato sul collo“FIATo sul collo” racconta la vita di Antonio e Angela. Lavorano nello stabilimento lucano della Fiat-Sata di Melfi. Vivono ad Acerenza (PZ) e quando nel 1994 la Fiat seleziona gli operai da assumere attraverso contratti di formazione lavoro, parte il loro “sogno americano”: entrare in Fiat ed avere lo stipendio fisso.
La realizzazione del sogno, che festeggiano con torta e candeline, li porta al matrimonio, all’acquisto, attraverso mutui bancari, di una piccola casa e di una fiat Punto. E’ tale l’illusione della raggiunta tranquillità economica che subito mettono al mondo due bambine.
La vita quotidiana in fabbrica però, a poco a poco, trasforma il loro sogno in incubo. Attraverso la loro vita scopriremo cosa significano formule come “doppia battuta”: la fatica di 12 notti consecutive di lavoro anche per le donne; ritmi impossibili da sostenere e salari striminziti che provocavano focolai di protesta e conseguenti licenziamenti e provvedimenti disciplinari.

Antonio e Angela usciranno dall’incubo partecipando con “nuova coscienza” alla lotta iniziata il 19 aprile del 2004 con la creazione di presidi davanti alla fabbrica, una lotta sostenuta dalla sola Fiom-Cgil, in cui le operaie e gli operai di Melfi di fronte ai soprusi della direzione aziendale rispondono “assediando la fabbrica”, una lotta che li vede costretti a resistere alle cariche della polizia con determinazione e orgoglio, una lotta storica, durata 21 giorni e che finisce con l’accettazione da parte della Fiat Sata delle richieste degli operai, tra le quali l’equiparazione del salario agli altri stabilimenti Fiat d’Italia e l’eliminazione della doppia battuta.

“La stesura del testo è stata possibile grazie ai tanti operai Fiat che mi hanno voluto raccontare la loro esperienza e ad alcuni sindacalisti della Cgil.”

 

Contadini del Sud

Scheda Artistica

di Ulderico Pesce
tratto dall'opera di Rocco Scotellaro e Amelia Rosselli

regia di Ulderico Pesce
con Maria Letizia Gorga e Ulderico Pesce
ed i musicisti Stefano De Meo, Pasquale Laino.

Lo spettacolo racconta la vita di Rocco Scotellaro attraverso i suoi stessi testi. Le dimissioni dalla carica di sindaco di Tricarico,  il viaggio a Roma alla ricerca di una casa editrice che potesse pubblicare il suo romanzo sui contadini del sud. Un libro, pubblicato dopo la sua prematura morte, che è una sorta di archivio di racconti che gli stessi contadini, emigranti, pastori della sua terra gli avevano fatto.
con maria letizia gorgaAlla stazione di Roma incontra Amelia Rosselli giovane poetessa figlia di Carlo Rosselli, trucidato con il fratello Nello nel 1937 dalle truppe di Mussolini. Tra i due nasce una storia d'amore. Vagano lungo le strade della capitale, giovani e soli, trovando riparo nelle osterie di trastevere.
Delusi entrambi dalla citta si riparano "dietro" i boschi lucani, in mezzo al grano trovano la pace. Tra i contadini e la gente semplice il loro amore e il senso della loro esistenza trova pienezza.
Un improvviso infarto uccide Rocco all'età di trenta anni. Amelia, di nuovo sola, nella disperazione, perde la memoria e impazzisce.
Il libro Contadini del Sud viene pubblicato dopo la sua morte dall'editore Laterza che chiede alla madre di Scotellaro uno scritto in memoria del figlio. Questo straziante monologo chiude lo spettacolo che si avvale di musiche popolari sefardite, ebraiche, lucane e siciliane.
pesce interpreta scotellaro L'opera omnia di Amelia Rosselli, definita dalla critica la più grande poetessa italiana del secondo novecento, è pubblicato dalla casa editrice Garzanti.

Lo spettacolo Contadini del Sud, che il gruppo porta in scena, si è imposto all'attenzione della critica ed è stato definito dal Corriere della Sera "lo spettacolo più sorprendente dell'anno".

Lo spettacolo è andato in scena a Potenza, Roma, Torino Milano, Matera, Viterbo, Buenos Aires, Santiago del Cile, Iquique, San Paolo del Brasile, Campobasso, Montevideo, Sidney, Melbourne, Montescaglioso, Gioia Del Colle, Comiso, Gioiosa Ionica, Zurigo, La Plata, Rosario, Tricarico, Trani, Aliano e in moltissimi altri centri italiani.

E' stato definito da Franco Cordelli sul Corriere della sera: "Lo spettacolo più sorprendente dell'anno".

Il DVD dello spettacolo è acquistabile su questo sito.

 

Il Triangolo degli schiavi: I lavoratori clandestini in Italia

Scheda Artistica

di e con Ulderico Pesce

TriangoloCoprodotto dal Mittelfest diretto da Moni Ovadia

Musiche tradizionali dei popoli Arbereshe stanziati in Basilicata e Calabria, dei Greki del Salento e di Matteo Salvatore

Il Triangolo degli schiavi è la storia di Ambrogio Morra, nato vicino Cerignola, in provincia di Foggia ed emigrato a Roma dove cerca di trovare un lavoro. Abita allo Scalo San Lorenzo, in una camera-veranda che si affaccia sulla tangenziale, dove, in cambio di un piccolo risparmio sull’affitto deve convivere e accudire circa 400 canarini che gli rendono la vita assai difficile. Ambrogio si sente come un profugo, isolato tra i canarini.
I momenti di lavoro non gli cambiano però la vita, per mancanza di soldi è costretto ad abitare con i canarini e per farcela è costretto a scaricare la frutta ai mercati generali.

La nonna Incoronata, che al fianco di Giuseppe Di Vittorio prese parte alle lotte di “conquista della terra”, lo aiuta economicamente e lo sollecita a scendere in Puglia dove sono “tornati gli schiavi”, la nonna ha cominciato a fare quello che lo Stato italiano non fa: assistere i lavoratori clandestini sfruttati per la raccolta dei pomodori. La nonna sollecita il nipote a fare altrettanto e a raccontare e denunciare quanto succede: “i tanti polacchi e africani sfruttati e morti nelle campagne italiane”.

Il nipote Ambrogio si convince a seguire la nonna in Puglia solo dopo aver avuto molte delusioni lavorative a Roma, comincerà a dedicarsi alla vita dei lavoratori clandestini e inizierà a raccontare, le terribili cose che vede.

 

A come ... Amianto

Scheda artistica

di e con Ulderico Pesce

-Vorrei essere amianto per attrarre la tua attenzione.
-L’amianto entra nei polmoni tu mi sei entrata nel cuore.

A come…amianto è la storia d’amore tra Nico e Maria. Il primo mira a diventare un giornalista d’inchiesta, pertanto gira l’Italia con una telecamera alla ricerca di informazioni sull’amianto; Maria, invece, vuole diventare cantante e frequenta il conservatorio.

Nico ama Maria ma la trascura perchè è molto preso dal lavoro che lo porta in varie città italiane dove l’amianto ha seminato morte. I dati parlano di 3.700 deceduti in quindici anni, e si prevedono 30.000 morti entro il 2030.

E così ritroviamo Nico in luoghi come Casale Monferrato (AL), dove la ETERNIT, fabbricava per l’appunto l’eternit, dal latino aeternitas, eternità, un miscuglio di cemento e amianto, che costava poco, aveva un’alta lavorabilità ed era isolante dal freddo e dal fuoco, usato per le coperture delle case e dei capannoni, per fabbricare tubature idriche di cui sono ancora pieni gli acquedotti italiani.
I due approfondiscono la storia d'amore in giro per l'Italia a Monfalcone (GO), dove si fabbricano navi coibendate con l’amianto; a Balangero (TO), dove c’è la più grande cava di amianto di tutta Europa; a Biancavilla (CT), una cittadina di 23mila abitanti, circondata da rocce ricche di amianto e infine si recano a Sesto San Giovanni (MI), dove grandi fabbriche quali la Breda, la Falk, la Magneti Marelli, hanno utilizzato l’amianto sin dagli inizi del Novecento.

Ed è proprio a Sesto San Giovanni che Nico vive con il padre Giambattista, operaio alla Breda Fucine, reparto saldatura, dove i lavoratori sono stati esposti all’amianto fino al 1992, anno in cui lo Stato italiano, con un apposita legge, ne ha vietato l’utilizzazione e l’estrazione.
Le Istituzioni italiane, con il caso amianto, fanno parlare del “paese della vergogna” perché, mettendo al bando l’amianto solo nel 1992, hanno nascosto per circa un secolo quanto altri sapevano già dal 1898: “l’amianto è altamente cancerogeno.”
Ma il problema amianto non è finito nel 1992 perché esistono intere aree da bonificare, un’infinità di prodotti ancora in uso costruiti con l’amianto e soprattutto in molti Stati, come il Canada, ancora è consentito produrre derivati dall’amianto che vengono esportati in Africa, Asia e America Latina.

E’ tale l’amore che Maria ha per lui che, nel tentativo di avvicinarlo di più, comincia a girare anche lei alla ricerca di materiale sull’amianto.
E così la ritroviamo a Milano, a casa di Mantovani, il siparista della Scala che ha un cancro ai polmoni provocatogli proprio dal sipario taglia fuoco, costruito in amianto, che divideva la platea dal palcoscenico.
Grazie all’aiuto che Maria dà a Nico il rapporto si arricchisce e diventa più solido, e quando poi il padre di Nico scoprirà di avere anche lui un cancro per aver inalato fibre di amianto in Breda, il loro amore diventa forte come una roccia.
Saranno proprio queste ricerche a portare la coppia...

 

 

Novecento

Scheda Artistica

di Alessandro Baricco con Ulderico Pesce

Il testo di Baricco è uno dei tascabili piu letti in Italia, da esso Giuseppe Tornatore ha tratto il film "La leggenda del pianista sull'oceano".  E' la storia di Novecento, "il piu grande pianista che abbia mai suonato sull'oceano".
Figlio di emigranti, è nato su una nave, il Virginian, che negli anni tra le due guerre faceva la spola tra Europa e America con il suo carico di miliardari e di gente qualunque.
Abbandonato in fasce sul pianoforte a coda della prima classe, viene allevato dai marinai della nave.
Gia a otto anni la musica diventa il suo mondo e in poco tempo impara a suonare "gli ottantotto tasti del pianoforte come un Dio".
In trentatre anni passa per tanti porti, ma non scende mai a terra.
La nave sara la sua vita e la sua tomba.

 

FEDERICO II TRA ORIENTE E OCCIDENTE

Federico 2

Scheda Artistica

di Ulderico Pesce

con Ulderico Pesce, Eva Immediato, Eleonora Santoro, Lara Chiellino, Roberta Langone, Marianna Ferraro, Mariagrazia Latronico e i musicisti Giovanni Catenacci, Giuseppe D'Amico, Stefano Lagatta, Gianmarco Leccese, Mario Telesca.

La “monnezza” assilla l’Italia e si fa un gran parlare di discariche, raccolta “differenziata”, e traffici illeciti di rifiuti. Dopo aver dedicato uno spettacolo a questo problema: “Asso di monnezza”, mi sono chiesto se esistessero discariche nell’antichità dove, personaggi storici importanti, avessero potuto “gettare” i loro rifiuti. La ricerca mi ha portato in Basilicata, nel Castello di Lagopesole, fatto erigere da Federico II, dove alcuni archeologi dell’Università di Napoli hanno portato alla luce i rifiuti della discarica che hanno permesso di ricostruire le abitudini alimentari della corte Normanna, Sveva e Angioina.
I dati emersi sono molto interessanti. Dagli avanzi di cibo della Corte Sveva di Federico II si evince che non si cibavano di sola carne di cervo, pollo e cinghiale, com’era nella tradizione medievale occidentale, ma anche di anguille, alici, ostriche e altri vari pesci, prevalentemente cucinati nella tradizione islamica. Sono stati trovati inoltre resti di salsiere e vetri arabi.
Nel 1229 l’imperatore svevo parte per la crociata in “terra santa” grazie alla quale, al ritorno, porta in Italia, oltre ad alcuni importanti esponenti della cultura islamica quali matematici, astronomi, poeti e musicisti, anche una nuova abitudine alimentare.
La sintesi è che nell’area lucana in cui domina il Vulture, area dove Federico II fece erigere oltre al castello di Lagopesole, residenza di caccia, anche quello di Melfi, si è realizzata “in cucina”, oltre che a corte, un esperimento di interculturalità che oggi in Italia stenta a decollare.
Il protagonista dello spettacolo è Berardo, il cuoco di Federico che, parla con i suoi servi e racconta, attraverso le pietanze che prepara, provenienti anche dall’Orientale, i nuovi incroci culturali.
Il lavoro è ambientato a Melfi, la notte del 21 marzo del 1231 quando Federico II emana le Costituzioni di Melfi, il più “alto atto giuridico del Medioevo” in cui si aprono prospettive moderne.
Per la prima volta tutto il Regno delle Sicilie ebbe una sola legislazione grazie alla quale si anticipava la creazione dello “stato moderno”; per la prima volta veniva scritto in una legge che le varie etnie e le varie religioni sono di pari dignità; per la prima volta si punisce il reato contro l’ambiente con la morte e ancora, per la prima volta, viene punita la violenza sulla donna, anche se prostituta. Nello spettacolo saranno eseguite dal vivo musiche e canti tradizionali che attestano la presenza, in quest’area della Basilicata, di varie etnie, varie culture e varie religioni: ebraica, arberesche, araba, greco-ortodossa, cattolica, che hanno saputo vivere nel rispetto reciproco.

 

 


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